di Luna Loiero
Nel celebre romanzo di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, il paese campano rappresenta l’ultimo luogo della civiltà dove, una volta abbandonata la costa, si fermano la strada e la ferrovia e inizia un mondo dimenticato da Dio. E’ il confine ultimo oltre il quale si giunge nelle terre aride e desolate della Basilicata degli anni ’30, specchio di un sud escluso dalla Storia e lontano dal progresso.
Domenica 2 dicembre 2007, l’Espresso notturno partito alle 23,10 dalla stazione Termini di Roma e diretto a Reggio Calabria si è fermato a Sapri, cittadina all’estremo sud della Campania, quasi al confine con la Basilicata. Fin qui niente di strano: la fermata è prevista e il treno è in perfetto orario secondo la tabella di marcia. Qualcuno sta facendo un sonnellino, nonostante i sedili scomodi, il cattivo odore proveniente dai bagni vicini, il freddo dovuto a un malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento. Qualcun altro approfitta della sosta per sgranchirsi le gambe e affacciarsi dal finestrino per respirare l’aria gelida delle quattro del mattino. Passano i minuti, ma il treno non riparte. Un quarto d’ora… Mezz’ora… Un’ora…
Per i passeggeri dell’Espresso notturno partito alle 23,10 dalla stazione Termini di Roma e diretto a Reggio Calabria, Cristo si è fermato a Sapri, cittadina all’estremo sud della Campania, quasi al confine con la Basilicata. Nella fredda notte del 2 dicembre 2007, hanno sentito sulla loro pelle tutta l’arretratezza del mezzogiorno d’Italia che di poco è cambiato rispetto all’epoca in cui Carlo Levi scriveva il suo più celebre romanzo.
Dopo più di un’ora di attesa e le prime reazioni dei passeggeri giungono illuminanti notizie sul perché il treno non riprende la sua corsa: la locomotiva è guasta e bisogna aspettarne un’altra proveniente da Paola. Perché da Paola se le stazioni di Salerno e Napoli sono più vicine? Perché non si fa ricorso ad autobus che possano portare i passeggeri se non a destinazione, almeno alla stazione di Paola per prendere un’altra vettura? Domande senza risposta, perché nessuno, né un controllore, né il capostazione, né un macchinista si è preoccupato di informare, rassicurare, confortare i malcapitati clienti di Trenitalia.
Un’ora e mezza… Due ore… Due ore e mezza…
Una signora protesta, alza la voce, grida la rabbia di tre ore di attesa nel buio, nella solitudine, nel freddo. Nel suo inconfondibile accento romano cerca di incitare i suoi compagni di viaggio alla protesta, invita ad accendere i telefonini per tempestare i carabinieri di telefonate… qualcuno le risponde: “Signora che vuole farci, questo è il sud!”. Rassegnazione e sconforto: questo aleggia tra gli altri passeggeri.
Tre ore e mezza… Quattro ore…
Finalmente il treno di soccorso arriva e il viaggio riprende accompagnato dalle prime luci del giorno. Ma i disagi non sono finiti: a Lamezia Terme un’altra ora di sosta forzata esaspera i passeggeri e ormai le parolacce non si contano più.
Quando il treno riparte i controllori distribuiscono a tutti piccole confezioni di biscotti: “Per addolcirvi la bocca…” dicono.
I morsi della fame vengono placati, ma l’amaro in bocca resta.
L’Espresso notturno Roma- Reggio Calabria non può definirsi treno, semmai “carro bestiame”.
Chi è costretto a salirvi sa che andrà incontro a nove ore di viaggio (lo stesso tempo si impiega in aereo da Lamezia a New York) su sedili scomodi e sporchi, sa che se ha una vescica resistente è fortunato perché i bagni sono impraticabili, sa che non è assicurato un rimborso in caso di ritardo e che, in realtà, non è sicuro neanche il fatto che il treno arrivi a destinazione tutto intero.
E Trenitalia che fa? Continua a sopprime treni al sud, non migliora di una virgola il servizio e annuncia un ulteriore aumento del costo del biglietto per il 2008.
Lo so… sono cose già dette e ridette.
Lo so… quello dei trasporti è solo uno dei tanti problemi del mezzogiorno d’Italia e forse neppure tra i più gravi.
Che volete che vi dica? Cristo si è fermato a Sapri. Noi dell’Espresso notturno partito alle 23,10 dalla stazione Termini di Roma e diretto a Reggio Calabria siamo arrivati a destinazione e con la rassegnazione e la frustrazione ci dobbiamo convivere ogni giorno.
Concedeteci almeno una valvola di sfogo su questa pagina virtuale nella speranza che qualcosa cambi.