Parte da Locri, la manifestazione del Primo marzo, che mediaticamente sembra coinvolgere l’Italia intera ma nel concreto, dei cittadini, dei lavoratori, dei giovani della Locride, nemmeno l’ombra. Solo qualche sporadica presenza durante il concerto serale. Viene da porsi allora la domanda. Se questa è una manifestazione nazionale contro la mafia, svolta a Locri, (che secondo il tg3 Nazionale e l’avamposto calabrese della lotta alla ‘ndrangheta) non richiama la popolazione del luogo, quale sono le motivazioni? Le risposte sono due: nella Locride sono tutti mafiosi tranne quei pochi che hanno partecipato alla manifestazione; oppure, la società locridea, tranne qualche sporadica istituzione, o organizzazione ecclesiale, non condivide le modalità organizzative e partecipative di detta manifestazione. Non crediamo in qualcosa organizzato da pochi, senza coinvolgere i giovani del territorio. A rafforzare questa ipotesi, pubblicamente, vi è il sito del consorzio che organizzava la manifestazione. Su 650 organizzazioni aderenti, nemmeno un centinaio sono calabresi. Se si considera che solo a Locri, sono dichiarate dal comune oltre 160 organizzazioni e associazioni, questo ci fa capire, come questa manifestazione, condivisa pienamente a livello nazionale, ha ricevuto in termini locali una sporadica adesione. Qualcuno la chiamerebbe antimafia da parata, altri come l’on Angela Napoli, insinuano dubbi su alcuni esponenti del consorzio sociale. Altri come la cooperativa Mistya, Persephone e il gruppo di giocolieri La Gurfata, hanno gia espresso il loro personale diniego prima della manifestazione. Noi non entriamo in merito a queste discussioni, almeno non ora. Si deve far notare però, che nelle interviste realizzate durante la manifestazione, non si trovava nemmeno un giovane di Locri a pagarlo oro. È vero che il movimento dei giovani di Locri non è mai esisto; è vero che è stato solo un’invenzione mediatica. Non è vero però che nel nostro territorio i giovani non fanno niente. Anzi, sono impegnati, certe volte più dei grandi, nella diffusione della legalità attraverso strumenti di prevenzione e di promozione culturale, sportiva e aggregativa. Dovremmo parlare forse di una scarsa disponibilità politica ad interfacciarsi con i giovani, che vengono considerati molte volte come un “rischio” e non come una “risorsa”. La nostra però non vuole essere una protesta per le finalità della manifestazione del primo marzo. Non vuole essere una denuncia verso nessuno. Nemmeno verso quelle persone, che non operando nel territorio e nel sociale, si fanno troppe volte leader di un movimento che non gli appartiene. Cogliamo comunque l’occasione, per ribadire quello che i veri giovani, impegnati nel sociale hanno più volte sollevato alla politica locale e regionale, e cioè la situazione del Fo.Re.Ver. Questo strumento politico, realizzato per i giovani, si trova da un anno inattivo (ma lo è mai stato?). Controllato permanentemente e promosso dal Consiglio Regionale della Calabria, questo Forum, esaltato mediaticamente, si è limitato a realizzare 4 dirette radiofoniche, con una radio che non è mai stata in mano dei giovani o delle associazioni del territorio. Riferiamo per pura cronaca, che la radio sulla frequenza 89.200 trasmette solo musica. Oltre a questo al suo interno, si trovano 2 computer, una sala conferenze inutilizzata, un sito internet raramente aggiornato, una rassegna culturale mai portata a termine e infine, una serie di possibili di gemellaggi, attività culturali e scambi formativi mai sfruttati o portati a termine. Non sappiamo a chi fare riferimento per sanare questa situazione, questo spreco di risorse che non essendo utilizzate, forse dovrebbero sancire la definitiva chiusura del Fo.Re.Ver. Per molto tempo si è pensato che i giovani di Locri fossero racchiusi in questo grande scatolone che al suo interno, era vuoto. La realtà è un’altra, e la domanda è forse sempre la stessa. Perché gli eventi, le manifestazioni, i progetti e quanto altro vengono organizzati e imposti dall’alto senza chiedere mai ai giovani che cosa ne pensano o cosa vogliono? Noi siamo una risorsa, ma in questa situazione, locale, regionale e nazionale veniamo considerati come un problema. Chi ci ascolta lo fa sempre con un secondo fine, e molte volte, chi sa parlare, va avanti, chi invece sporcandosi le mani sa fare qualcosa, sceglie di restare “dietro le quinte” per lavorare concretamente, cercando di rialzare il proprio territorio e la propria dignità sociale. La situazione globalmente si può riassumere in una parte del testo di una canzone di De Andrè: “Prima pagina venti notizie ventuno ingiustizie e lo Stato che fa si costerna, s'indigna, s'impegna poi getta la spugna con gran dignità”. Abbiamo bisogno di politici che credano nei giovani, nelle politiche giovanili, e soprattutto nel riscatto socio culturale del nostro territorio attraverso anche, lo sviluppo dei trasporti, della sanità e del comparto universitario nel territorio della locride. Non abbiamo bisogno di un terzo settore che si occupi di organizzare parate bensì, che si interessi di normalità, e di manifestare contro quei servizi essenziali che in Calabria non ci vengono forniti come diritto ma come “favore” o talvolta per “amicizia”. Le mafie non si combattono con gesti eclatanti, ma realizzando nel proprio quotidiano, azioni ordinarie in modo straordinario.
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