di Carlotta Pisano
Sono pronta, sterile, immobile, in attesa che lui mi prenda. Ho sete del suo sapore così come lui non può fare a meno di me. Sono il desiderio che aspetta con ansia impellente. Sono immagini, sogni, sensazioni che lo rendono vivo. Nessuno può prendere il mio posto; ho il dominio dei suoi gesti, dei suoi pensieri; l’unica che riesce a vincere la flemma che lo accompagna nella mia assenza. Io vinco su tutto; mi nutro dei suoi sogni, della sua vita, ma non da parassita, lo faccio da regina. Ho visto lo sguardo di lei che diceva di amarlo,quando gli ha trovato gli spilli nelle vene, ero nascosta dentro di lui, io ci sono sempre, non si libereranno di me tanto facilmente.
Lei inorridita, piangeva solenne un canto disperato; perché come fiumi in piena fluivano dalla sua bocca, i linguaggi accusatori che io disconosco. Per questo lui ama me e non lei, per questo mi preferisce. Povero ingenuo, prosciugherò piano piano la linfa che ancora, imperterrita, lo fa stare in piedi. Lei gli tirava persino pugni, ipotizzando una mia possibile presenza, ma tanto non mi avrebbe mai trovata; io sono ovunque ma allo stesso tempo mi nascondo, insinuandomi tra le ombre dei suoi occhi. Lei corse via, lui non la inseguì, sapendo che sarei stata io, d’ora in poi, la sua amante, la sua compagna, la sua stessa vita. Io governo il suo respiro, i suoi gesti meccanici quotidiani.
Sono distesa qui, sul tavolo di una stanza semibuia, che inebrio col mio profumo delicato. Ho voglia della sua pelle, di sentirlo fremere quando ci uniamo, per poi rilassarci in una pace senza tempo.
Non riesco a vederlo; chiunque, al suo posto, mi avrebbe già presa.
Io difendo la mia essenza, non sono un’assassina come in molti pensano; posseggo, comunque, la mia schiera di seguaci e, credetemi, non sono in pochi. Non avrò mai vita breve; ho il passaggio meccanico per incatenarlo a me, per essere, ma io, non lui.
Sono pronta da un pezzo; lo supplico scintillante, di prendermi tra le sue mani, di sollevarmi leggera, per posarmi sulla sua pelle. Lo voglio, lo desidero.
L’ho visto alzarsi, m’accarezza con le sue dita sottili, emaciate, coi suoi palmi segnati dalla durezza della scotta. Conosce bene la mia fisionomia, anche se ora è intrappolata in un involucro che non m’appartiene, mi è solo utile al fine da raggiungere. La plastica mi è amica.
Mi tiene stretta a sé, io sogghigno sibillina. Vedo le sue braccia, che ormai sono mie, come tutto del resto. Mi assapora con la lingua per poi iniettarmi all’interno delle sue vene. Senza siringa non sarei mai arrivata al mio obiettivo. Come ho già detto, lei mi è amica. Mi sento onnipotente e trasmetto questa mia sensazione a lui, in modo pacato e poi più forte. Sento spaccarsi piano la sua pelle ormai sottile, sono dentro ormai.
Lui si distende, ammaliato dal mio sapore che nessun’altra è in grado di dargli. Io vinco su tutto, io sono la sua eroina.