Il Calabrone: Water

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Water
 di Josette Ranieri


Water non è semplicemente l'ultimo episodio della trilogia di Deepa Metha (Fire,Earth,Water). E' un maestoso spaccato storico dell'India alla fine degli anni '40, un'India nella quale qualcosa sta cambiando, nella quale le idee di Gandhi iniziano a serpeggiare tra la gente comune e a fare proseliti. Un'India nella quale le vedove, secondo la legge Hindi, hanno tre chance: perseguire la castità per il resto della vita, ardere col marito o andare in spose al fratello minore di questo. L'occhio silenzioso e indagatore della cinepresa narra con discrezione la storia di una sposa bambina, Chujia, rimasta vedova in tenera età e quindi abbandonata dai genitori stessi nella dimora delle vedove. Molti volti, ciascuno con la sua storia. Volti di donne di tutte le età, ricordi che affiorano. Un microcosmo dove, come sempre, il più forte divora il più fragile e indifeso, dove chi èleva barriere, sopravvive, chi non ne è capace, sfiora la follia. Ma non Chujia, lei non si arrende, fa i capricci, dispensa morsi e si dibatte. Vuole tornare a casa, lei. La sua gestualità dirompente esprime tutta la disapprovazione, fisica ed emotiva, l'incontenibile ribellione, propria di chi ha vitalità da vendere. Nelle sue urla e nei suoi dispetti, la denuncia di un'infanzia violata, che non può e non vuole rinunciare ai giochi nè alle leccornie. In fondo, si tratta solo di una bimba, saremmo tentati di pensare. Già, ma questa è una bimba speciale, capace di gesti di grande generosità e in grado di entrare in empatia con le compagne adulte a tal punto che si fa fatica a distinguere chi sia il vero adulto e chi il bambino. Eppure, in mezzo a tanto dolore e annullamento del sé, proprio mentre scroscia un furibondo temporale, c'è chi ritrova una gioiosa vivacità, chi punta sulla vita e la sfida ancora una volta. Quasi come se la pioggia fosse in grado di lavare via di dosso la stanchezza e lo scoramento di un'esistenza trascorsa in completa segregazione. Isolate da una società che le ritiene portatrici di sfortuna. Una società falsa e corrotta che alla luce del sole le rifiuta, con la complicità della notte, invece, le sfrutta nella loro giovinezza e avvenenza, privandole dell'unico bene che posseggono:la dignità. Spesso a fare questo sono proprio i ceti più elevati, o addirittura i Brahmini. Le vediamo tornare alla dimora/ghetto, ferite e sfiorite nella loro freschezza, private della luminosità donata dalla pioggia. L'Amore, l'unico guerriero in grado di riscattare questi ostaggi. L'Amore di un uomo diverso, seguace degli ideali di Gandhi, e l'Amore ormai materno di una compagna di sventure, assai devota alla sua fede religiosa, ma non al punto da non realizzare i crimini che in nome di essa vengono compiuti. "E quando la Fede entra in contrasto con la Coscienza?"- si chiede costei durante una pause di riflessione. E' qui che la storia inverte la sua direzione: la donna non è più vittima di una legge ingiusta e crudele, ma diventa artefice del suo destino. Le scene si caricano di un'intensità magistralmente gestita in un crecescendo,per arrivare all'episodio finale, che inizialmente appare un urlo muto, non ci sono cuori in ascolto. Finchè una mano si tende ed è la salvezza. Una narrazione essenziale, priva di dialoghi inutili o ridondanti. Una fotografia degna di nota, impressionante al punto che sembra di annusare il profumo delle spezie, delle ninfee, l'odore della pioggia. Una colonna sonora in lingua originale, suggestiva.

 

L'aforisma:"La donna sarà l'ultimo animale che l'uomo riuscirà ad addomesticare" George Meredith

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