Il Calabrone: Pino Masciari

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Pino Masciari è tritolo che la parte delle Istituzioni collusa con la ‘ndrangheta si è tolto dalle mani, provando a seppellirlo in riva al Po.

Facendo leva su internet, Pino Masciari è riuscito a venir fuori dall’oblio in cui giaceva da dieci lunghissimi anni; esattamente il 5 giugno 2007 la sua storia è stata restituita alla sua città per bocca del Guru della rete.

L’intera Area Magna Grecia di Catanzaro quella sera si meravigliò davanti a un Beppe Grillo che narrava una storia tanto avvincente quanto sconosciuta.

Pino Masciari, imprenditore edile di successo, paga il 3% degli utili alla ‘ndrangheta e il 6% ai politici. Dalla fornitura dei materiali fino alla manodopera, tutto è imposto dall’alto.

In un primo momento, nel 1990, si ribella alla ‘ndrangheta istituzionale, quella del 6% e le ripercussioni sono estenuanti ritardi nel pagamento di opere pubbliche regolarmente terminate e consegnate, che provocano immaginabili disavanzi economici sui quali si innestano i nuovi atteggiamenti ostruzionistici delle banche.

Pino Masciari non cede di un passo e due anni dopo, nel 1992, cessa anche il pagamento del 3% alle ‘ndrine. Seguono ripetuti danni dolosi ai suoi cantieri, minacce personali, fino alla gambizzazione di un suo fratello.

Quelli del 6% intanto continuano a lavorarselo sull’altro fianco. Il Tribunale di Vibo Valentia dichiara fallita una delle due aziende edili di cui è titolare, per uno scoperto di 69.000 Euro, nonostante la ditta vantasse crediti, possedesse immobili ed attrezzature. Il fallimento è dichiarato da Patrizia Pasquin, Giudice sul libro paga del Ministero di Grazia e Giustizia nonché della ‘Ndrangheta.

Le banche non concedono credito e caldeggiano canali usurai.

Pino Masciari non molla e fila dritto in caserma, per denunciare tutto e tutti. Davanti gli inquirenti deflagra una vicenda che mette a nudo la realtà calabrese.

E’ l’ottobre del 1997, quando Pino Masciari, sua moglie, la Dott.sa Marisa Salerno, ed i loro due figli entrano a far parte del programma speciale di protezione. Dieci anni a spasso per le rive del Po. Impossibile rendere in parole cosa possa significare un non-vivere privati di nome, casa, affetti, lavoro, sonno, giustizia e soprattutto di una data di scadenza per tutto ciò.

Allora Pino Masciari chiede di riprendersi almeno nome, casa, affetti e lavoro. In una parola sola, la Calabria.

Inoltra istanza per tornare a Catanzaro, la sua città. Il Tar del Lazio ha 6 mesi per pronunciarsi. Ad oggi ne sono passati inutilmente ben 37.

Come non convincersi che la parte delle Istituzioni collusa con la ‘ndrangheta stia vangando le rive del Po ancora più in profondità?

Ma dal 5 giugno 2007, Pino e la sua famiglia hanno dei nuovi alleati: i Meetup “Gli Amici di Beppe Grillo di Catanzaro” e quelli di Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia.

Parte da loro e dal Meetup di Torino l’idea del Pino Masciari Day, svoltosi il 28 Ottobre 2007 presso la Sala Convegni del Villaggio Guglielmo a Copanello di Stalettì (Cz).

L’obbiettivo era quello di divulgare ancor di più questa storia, sintomatica della realtà calabrese nella sua completezza nonché complessità e simbolo di tante altre storie non di certo minori. Come quella del giornalista Antonello Nusdeo, barbaramente percosso davanti casa per aver denunciato un giro di usura. Il suo racconto, il primo della giornata, è stato a tratti commovente ed ha traghettato i presenti subito nel vivo del dibattito.

E’ seguita la storia del fotografo vibonese Gaetano Ruello che ha attentamente ripercorso la sua battaglia contro i soprusi della ‘ndrangheta, non mancando di porre l’accento sui diversi episodi in cui si è trovato privo di un adeguato sostegno da parte dello Stato.

E’ stata quindi la volta di Don Luigi Ciotti, in qualità di presidente dell’associazione Libera, autore di un intervento all’altezza delle attese; stupende le sue parole di amore verso la Calabria e i calabresi che prendono spunto dall’etimologia propria del termine Calabria: “faccio sorgere il bene”.

Hanno presenziato la giornata diverse associazioni e infine la solita schiera di politici di cui volutamente non riporto i nomi, in quanto protagonisti di interventi scialbi nella migliore delle considerazioni. C’è chi ha risposto col solito comizio, lasciando insoluta la domanda; chi ha provato maldestramente e subdolamente a pubblicizzare il nuovo PD, innalzandolo ad unico futuro baluardo contro le illegalità; chi addirittura è giunto a dire letteralmente: “Il consiglio regionale della Calabria sta facendo molto contro la malavita”. (ndr: 27 consiglieri regionali su 50 sono indagati per mafia, voto di scambio e altri reati.)

Gli organizzatori dell’evento hanno comunque visto di buon grado una promessa di impegni concreti da parte di uno dei tre onorevoli facenti parte della Commissione Antimafia. Ancora una volta non riporto il nominativo, perché credo che gli onori della cronaca si acquisiscono coi fatti, buoni o cattivi che siano, e non con le promesse.

In chiusura lo spettacolo teatrale “Legàmi”, realizzato dagli studenti del laboratorio teatrale del comune di Lamezia Terme.

A giornata conclusa, nonostante i sopraccitati infausti interventi, l’umore dei presenti era più che alto. Le varie associazioni giunte da tutta la Calabria, e in consistente numero anche dal Piemonte, gioivano nell’essersi scoperti meno soli, accomunati dalla battaglia contro le mafie e dal supporto verso i valorosi cittadini, che, con le loro denuncie, migliorano la società coi fatti e non solo a parole. A Masciari ed a coloro che stanno cercando con ogni forza di denunciare i soprusi delle mafie resta l’incommensurabile testimonianza di affetto, riconoscimento e vicinanza concreta di tanta gente comune.

Sull’invito al Pino Masciari Day campeggiano le sue parole: ”Ogni persona in più che viene a conoscenza della mia storia mi allunga la vita di un giorno”.

C O M M E N T I
 
I N V I A  U N  C O M M E N T O
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