di Federica Rubini
Pronunciando il termine Made in Italy una volta si evocava implicitamente la qualità e la garanzia delle produzioni provenienti dal Bel Paese, ascesa che ha avuto inizio nel lontano 1947; in particolare il settore moda godeva di un certo spessore all'estero.
Oggi, nonostante la fama della produzione italiana non sia invariata, rispetto al passato, ma anzi sembra cresciuta, non si può dire lo stesso della sua qualità.
La filosofia odierna, che sembra regnare sovrana è: guadagnare molto, spendendo poco, anche a costo di mettere sul mercato prodotti scadenti, cosa che sta accadendo in Italia.
Infatti spesso la qualità dei capi comprati in una bancarella al mercato o in un negozio che vende abiti griffati è pressoché la stessa: i trattamenti e i materiali usati sono spesso simili.
Nei prodotti vengono inserite sostanze che fanno reazione a contatto con luce e acqua, così chi ha speso cifre da capogiro per un pezzo firmato, se lo può poi ritrovare con macchie, pieghe e bolle, con le fantasie scolorite o sbavate, oppure che esso risulti importabile perché irrigidito a causa del discioglimento di un composto che lo rendeva morbido, nell'acqua.
Un capo può rovinarsi anche solo tenendolo dentro un armadio; alcune sostanze contenute nelle vernici per gli armadi causerebbero poi delle macchie sull¹ articolo.
In seguito a queste spiacevoli sorprese, l'abbigliamento sarebbe da buttare e con esso i soldi che si sono spesi per acquistarlo.
Questi agenti chimici introdotti nell¹ abbigliamento non fanno bene al capo, per i motivi sopraccitati e nemmeno a chi li indossa, perché penetrano nell¹ organismo attraverso la pelle e arrivano al sangue.
E' superfluo aggiungere che ovviamente queste sostanze utilizzate non vengono citate nell'etichetta che a volte è falsata anche sulla composizione dei filati utilizzati.
Anche ciò che viene applicato ai capi di abbigliamento può essere di scarsa qualità: gli strass si staccano, le perline si possono sciogliere a contatto con l'acqua, cerniere e bottoni si ossidano.
Per non parlare poi del colore che viene adottato per tingere: spesso il pezzo viene tinto una volta a fine confezione e per ottenere i vestiti Vintage, tornati prepotentemente di moda in questi ultimi anni, si usano coloranti che non aderiscono bene alle fibre, risultato? Nel caso in cui il pezzo si macchiasse di una qualsiasi consistenza, nel cercare di pulirlo si toglierebbe anche il colore.
Tutto questo non solo per la grande disinformazione che gli "addetti ai lavori" hanno, anche per via dei corsi e delle scuole che non offrono una valida preparazione al mondo del lavoro, ma anche per via dei materiali scadenti che vengono impiegati: si usano scarti presi in questo o in quell'altro paese, fibre scadenti o già logorate dalle tarme che quindi hanno poca resistenza, e daranno quindi vita a capi di abbigliamento soggetti a buchi, lacerazioni, restringimenti.
Gli indumenti che troviamo con l'etichetta "Made in Italy" spesso non sono realmente fabbricati in Italia: ci sono imbarcazioni che navigano per le acque internazionali e a bordo ci sono persone che tagliano, cuciono, assemblano per confezionare gli articoli che, una volta attraccati al porto di un certo paese, diventano automaticamente fabbricati su quella terra.
Oppure può succedere anche che i vari pezzi che compongono la merce, siano realizzati all¹ estero da manovalanza sottopagata e poi importata in Italia per poi essere uniti assieme: ecco un "vero" Made in Italy.
Ciò è attuabile non solo per i capi di abbigliamento ma anche per gli accessori e per l'intimo.
Per trovare degli operai pagati con stipendi da fame e che devono affrontare turni di lavoro massacranti, a volte, non serve guardare molto in là: nel nostro Bel Paese ci sono infatti immigrati irregolari costretti a questo tipo di vita, con le minacce di espatrio; nel luogo di lavoro ci sono delle stanzette in cui ci sono alcune brande, posizionate lì solo per poter dare ai lavoratori un giaciglio sul quale riposare, il minimo indispensabile e poter poi continuare a lavorare. Queste stanzette, una volta chiusa la porta, scompaiono nel muro, evitando così di dare nell¹ occhio nel caso ci fossero eventuali controlli.
Si spera che coloro che orbitano attorno a questo settore, prima o poi si rendano conto che la qualità del prodotto deve essere la priorità di un'azienda e tutti ci auguriamo che essi possano trovare soluzioni che rispettino l'ambiente, i consumatori e coloro che costituiscono la manodopera..