Il Calabrone: La Calabria raccontata

Creare un sito con EditArea è molto facile.
CARMINE ABATE e la Calabria raccontata
ARTICOLI SIMILI

I racconti di Luigi Furini
Cronaca di un precariato
di Sabrina Matacera


Stefano Santarsiere
Tutto il nero d'Italia
di Sabrina Matacera


Davoli
Vocabolario sanzostaru-davulisi
di Vittoria Corasaniti


Don Alfonso Alfano
Icaro torna a volare
di Giuseppe Condò


Raffaele Calabretta
Il film delle emozioni
di Mimmo Loiero


Il libro di Sonia Serazzi
Non c'è niente a Simbari Crichi
di Mimmo Loiero


La calabria raccontata
di Viviana Santoro

Google
La Calabria raccontata
I libri di Carmine Abate
La Calabria raccontata

Abate nei suoi libri parla dell’emigrazione, della famiglia, delle tradizioni arberesche, della religione popolare con un linguaggio nuovo, nel quale si mescolano l’italiano, l’arberesche, il calabrese ed il germanese, il tedesco parlato dagli emigranti
di Viviana Santoro

I suoi libri, tutti ristampati da Mondadori, sono una fotografia, realistica e cruda, dove però non manca una sorta di struggente poesia, della condizione degli emigrati calabresi, che sono i veri protagonisti del suo lavoro letterario. Gli emigrati raccontati da un emigrato: stiamo parlando di Carmine Abate, nato a Carfizzi (KR), lo scrittore calabrese più conosciuto e significativo della letteratura italiana contemporanea.
Ultimante ha incontrato presso l’Alberghiero gli studenti delle scuole superiori di Soverato, che avendo letto alcuni dei suoi libri, lo hanno preso d’assalto con tante domande.
Ma chi è Carmine Abate, la cui opera diventerà anche un soggetto cinematografico grazie al regista calabrese Giuseppe Gagliardi?
Nativo di Carfizzi, comunità arberesche della provincia di Crotone, nel 1954, si laurea presso l’Università di Bari, ha vissuto in Germania, dove il padre è stato uno dei tanti emigranti del Sud Italia, vive ed insegna nel Trentino, sposato con una sociologa conosciuta in Germania. Esordisce nel mondo letterario nel ‘77 col suo libro di poesie, il primo, “Nel labirinto della vita” (Roma, Iuvenilia).
Con la raccolta di racconti “Den Koffer und weg” si fa conoscere in Germania, nell’’84, e nello stesso anno pubblica una ricerca socio antropologica fatta con Meike Behrman (che poi diventerà sua moglie) “Die Germanesi” (I Germanesi, Pellegrini, Cosenza).
Per la collana “Biblioteca Emigrazione“ (Pellegrini Ed) che lui dirige, ha curato un’antologia di testi letterari di italiani emigrati, “In questa terra altrove”.
Il suo primo romanzo è uscito nel ‘91, è “Il ballo tondo”, che ora è alla terza edizione: questo romanzo è stato tradotto in tedesco, francese, olandese, greco, portoghese, albanese e kossovaro.
Nel ‘96 pubblica un libro di poesie “Terre di andata”, poi esce “La moto di Scanderberg”, romanzo, quindi nel 2002 il romanzo “Tra due mari”, vincitore di prestigiosi premi: storia di emigrazione e nostalgia, ambientato a Roccalba, paese situato tra lo Ionio e il Tirreno, un confronto tra la cultura del Nord e la cultura del Sud.
Arriva poi “La festa del ritorno”, il romanzo vincitore del Premio Napoli, del Premio Selezione Campiello e del Premio Corrado Alvaro, forse il lavoro che meglio di tutti gli altri esprime la personalità e il mondo di Abate.
La sua ultima opera è “Il mosaico del tempo grande” (Mondadori 06), romanzo fatto di tanti racconti che esprimono la nostalgia, il ricordo del passato, gli sbarchi di oggi e i sogni di una comunità che non intende perdere la sua identità.
Questo scrittore che, quasi simbolicamente, ora vive a metà strada tra Germania e Calabria, senza mai scadere nella retorica e nel sentimentalismo, parla dell’emigrazione, della famiglia, delle tradizioni arberesche, della religione popolare con un linguaggio senz’altro nuovo, nel quale si mescolano l’italiano, l’arberesche, il calabrese ed il germanese, quest’ultimo il tedesco parlato dagli emigranti.
Ciò facendo Abate dà all’arberesche la stessa dignità dell’italiano ed offre al lettore dei quadri indimenticabili di personaggi autentici che in questa lingua esprimono le loro gioie, i loro dolori, le speranze e l’attaccamento ad un mondo che rischierebbe di morire se non ci fosse questo amore per le tradizioni e per la propria terra.
E durante il proficuo incontro con gli studenti presso l’Alberghiero ha affermato che le tradizioni arberesche “sopravvivono dopo cinque secoli, si continua a parlare la lingua degli avi e questo è un miracolo... siamo calabresi a tutti gli effetti ma manteniamo la nostra lingua perché in essa sono tutti i nostri valori”.
E di Abate, Vincenzo Consolo così parla: “è uno scrittore che si distingue per visione civile del mondo, impegno della memoria e originalità di scrittura” e noi condividiamo in pieno questo giudizio.
C O M M E N T I
 
I N V I A  U N  C O M M E N T O
massimo 150 parole

e-mail  
Nome o
Nickname
 
commento  
leggi l'informativa sulla privacy
Autorizzo il trattamento dei miei dati personali