Il Calabrone: Il perchè della manifestazione

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Il perchè della manifestazione

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

                                   (Giorgio Gaber)

 

 

Si dice che la regina Maria Antonietta quando seppe che il popolo di Parigi protestava perché non aveva pane, rispose "che mangino brioche!".

La poco lungimirante regina di Francia si chiedeva “Perché protestano? Il problema non esiste”

Cosa c’entra questo con la manifestazione “Cento passi per il sud liberato dalle mafie”?

Purtroppo c’entra eccome! All’inizio di quest’avventura nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare che potesse suscitare tanto stupore chiedere a gran voce una cosa che per i calabresi è diventata fondamentale come il pane quotidiano: la libertà dalla mafia, un cancro inguaribile che sta distruggendo tutti gli organi di sviluppo e di crescita di questa regione malata. Chiedere il perché di questa manifestazione, come chiedere al popolo francese perché protestasse per il pane, significa voler negare l’esistenza di un problema. La risposta per noi sta nello sguardo rassegnato di un ragazzo che ha chiuso il suo negozio a Davoli, perché stanco delle minacce, dei vetri rotti, delle insegne bruciate e che ora lavora in Svizzera; sta nelle fiamme sull’abitazione dei Godino a Lamezia; sta nelle macchine e nei capannoni bruciati a Badolato; nella pescheria bruciata a Montepaone il giorno dopo la manifestazione; nelle pallottole piantate nelle vetrine di un bar di Soverato; ma sta anche nell’entusiasmo di chi ha percorso insieme a noi i cento passi fino in piazza Maria Ausiliatrice consapevole di aver partecipato ad un evento piccolo, ma importante. Nel mese di novembre sul nostro giornale, Il Calabrone, avevamo raccontato della manifestazione di Lamezia, dopo la vicenda dei Godino, finita su Italia 1 in prima serata grazie alla trasmissione Le Iene, sottolineando come fosse importante non lasciare soli i ragazzi di Lamezia come quelli di Locri nella protesta, lanciando un appello a tutti i calabresi per mantenere i riflettori puntati sul problema della mafia che vive e si alimenta proprio basandosi sul silenzio, sull’omertà, sull’indifferenza. Ben presto ci siamo resi conto che lanciare un appello non bastava e dovevamo fare qualcosa noi, in prima persona.

Ecco, se ce ne fosse bisogno, il perché di una manifestazione contro la mafia a Soverato, una cittadina che si propone come centro motore del comprensorio e che dunque ha il dovere di farsi portatrice del valore della legalità e non può ignorare il diffondersi, sotterraneo e silenzioso, della cultura mafiosa anche in posti apparentemente tranquilli. Una cittadina che è stata definita “un’isola felice”, libera dal problema della mafia, ma se è vero che libertà è partecipazione, come cantava Gaber, come spiegare la resistenza di molti commercianti ad attaccare la locandina e ad esporre l’adesivo con la stella gialla, simbolo di adesione alla manifestazione? Come spiegare la quasi totale assenza dell’amministrazione comunale e del sindaco? Come spiegare la mancata partecipazione dei gruppi politici tanto di destra quanto di sinistra, alcuni dei quali avevano pur dato formale adesione?

Siamo davvero convinti di essere liberi?

C’è chi a proposito di “Cento passi…” ha parlato di successo di carta, di un evento riuscito solo sui giornali e nelle tv locali. Certo per noi di Metasud che l’abbiamo organizzata, l’assenza di parti consistenti della società soveratese e del comprensorio è pesata, ma non avevamo la presunzione di cambiare il mondo da un giorno all’altro. Organizzare questo evento ci ha dato la possibilità di parlare con la gente, anche con chi poi alla manifestazione non è venuto, di entrare in contatto con persone e associazioni che lottano ogni giorno contro fenomeni mafiosi, di scoprire nei ragazzi che hanno suonato gratis, che ci hanno dato una mano a montare gli stands e il palco e a fare volantinaggio, una generosità e una voglia di impegnarsi e di fare qualcosa per la propria terra, che fanno ben sperare in un futuro migliore.

Se l’intento della manifestazione era fare opera di sensibilizzazione e fare in modo che si cominciasse quantomeno a parlare del problema, tutto sommato possiamo dire che il successo non è stato solo di carta e che un primo passo è stato fatto… ne rimangono novantanove!

Metasud non è un’associazione antimafia, ma un’associazione culturale che continuerà il suo cammino, come ha fatto finora, con iniziative che riguarderanno la musica, il cinema, i libri, i fumetti, il teatro e chi più ne ha più ne metta, nella convinzione che un’arma potente contro la mafia e gli atteggiamenti mafiosi che possono nascondersi ovunque, sia proprio la cultura, quella del sud in particolare. Del sud cha suda ma non si arrende, del sud che produce e progetta, del sud che spera contro il sud che spara. Speriamo comunque di poter far diventare “Cento passi” un appuntamento annuale e che la sensibilità sul tema legalità cresca sempre di più e magari, chissà, il prossimo anno saremo davvero in mille come qualche generoso giornalista ha scritto.