Il Calabrone: Corto sui rom

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Il corto del regista lametino Francesco Pileggi
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‘Ninni ‘ninni ad occhi aperti
di Lara Loiero

 

Uno dei punti di maggiore discussione, in questi giorni di accesa campagna elettorale, è il tema del controllo dell’immigrazione.

Un argomento nei confronti del quale, spesso, ci si pone con un atteggiamento etnocentrista, senza rendersi conto che, di fatto, la società in cui viviamo è ormai multiculturale.

Una realtà che porta con sé  tante sfaccettature, positive o negative che siano.

Una realtà che, chissà per quale motivo, ci porta a provare più rabbia se un reato, anche il più banale, viene commesso da un non-italiano, visto che ormai il termine extracomunitario non vale per tutti.

Forse il problema è la paura, l’accostamento a qualcosa di lontano e incognito che ci porta a giudicare le culture diverse dalla nostra senza avere neanche la curiosità di conoscerla e magari cercare di comprenderla.

In quasi tutte le città italiane ci sono piccole comunità di stranieri magari relegate ad una certa zona o ad un determinato quartiere. Pensiamo ai rom, popolo spesso vittima della stampa a causa di alcuni fatti di cronaca nera.

Tutti siamo pronti a parlare della povertà di queste persone, della loro sporcizia, della delinquenza che sembra regnare sovrana.

Ma cosa ne sappiamo noi realmente? Cosa è leggenda e cosa verità? Chi siamo noi per giudicare. Ci siamo mai chiesti per quale motivo queste persone vengono in Italia? Quali sono le loro speranze e i loro sogni?

E’ questo il percorso intrapreso dal regista di Lamezia Terme Francesco Pileggi, autore di un cortometraggio girato nel campo rom di Scordovillo per raccontare la storia di questi nomadi, o meglio ex-nomadi dato che ormai vivono stabilmente nel territorio lametino. Il film è nato nell’ambito del progetto “Il teatro che non c’è” un laboratorio gratuito, promosso dal Comune, per tutti i giovani aspiranti attori; l’opera è stata presentata, per la prima volta al pubblico, il 28 febbraio a Roma, nella Biblioteca comunale Villa Mercede.

“L’idea della storia”, racconta il regista, “è nata quando ho chiesto ad alcuni rom quali fossero i loro sogni. E loro mi hanno risposto che non erano capaci di sognare perché i sogni erano così piccoli da non essere più tali”. Da qui nasce anche il titolo di questo film: “ ‘Ninni ‘ninni ad occhi aperti”.

Un anno di riprese è stato necessario affinché questo gruppo di rom riuscisse a raccontare il suo mondo, combattendo contro un muro di ottusità, di stereotipi e pregiudizi. Questi attori non hanno fatto altro che interpretare sé stessi, in un set non costruito, ma semplicemente nel posto dove  abitano.

Fa piacere sapere che questo cortometraggio è stato girato in Calabria, perché molto spesso noi calabresi dimentichiamo di essere stati, e di essere ancora oggi, un popolo di emigranti ormai sparso in tutto il mondo.
 

C O M M E N T I
 
 Mi ritorna in mente la mia esperienza in Alto Adige prima e in Germania dopo solo qualche decennio fa. Ci chiamavano "terroni" in Alto Adige e Auslender o Gasterbeiter in Germania. Ricordo i nostri paesani che vivevano ammucchiati in vecchi vagoni di treni abbandonati, mio padre e mio zio che dormirono per un mese su due sedie una di fronte all'altra cosi da stendere almeno le gambe; nella stessa stanza c'era gia' una fila di sei letti. Perche' abbiamo sofferto dovremmo anche almeno capire.... grazie e.. buon lavoro.
Franco
I N V I A  U N  C O M M E N T O
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